VERONA: Nabucco – Giuseppe Verdi, 17 luglio 2025
Nabucco
terza opera lirica di Giuseppe Verdi
su libretto di Temistocle Solera
Nabucco fece il suo esordio con successo il 9 marzo 1842 al Teatro alla Scala di Milano alla presenza di Gaetano Donizetti.
Regia, scene, costumi, luci, coreografia Stefano Poda
Direttore Pinchas Steinberg
Assistente e movimenti coreografici Paolo Giani Cei
Personaggi e Interpreti:
- Nabucco Amartuvshin Enkhbat
- Ismaele Galeano Salas
- Zaccaria Roberto Tagliavini
- Abigaille Anna Netrebko
- Fenena Francesca Di Sauro
- Il Gran Sacerdote di Belo Gabriele Sagona
- Abdallo Carlo Bosi
- Anna Daniela Cappiello
Orchestra, Coro, Ballo e Tecnici Fondazione Arena di Verona
Maestro del Coro Roberto Gabbiani
Direttore allestimenti scenici Michele Olcese
Arena di Verona, 17 luglio 2025

©EnneviFoto – Per gentile concessione della Fondazione Arena di Verona
Atteso debutto in Italia, dopo aver affrontato il ruolo in Germania, di Anna Netrebko Abigaille in Nabucco. Un pubblico prevalentemente internazionale ha riempito l’Arena, che tuttavia non ha registrato il “tutto esaurito” atteso e dato per scontato per la presenza della Diva, contando “solo” 7000 presenze. Dato curioso: forse coincide con il fatto che fosse una serata infrasettimanale, ma che conferma che Nabucco, nonostante sia l’opera a cui è stato attribuito, a posteriori, il merito di aver stimolato la risorgimento nazionale italiano, non è tra le più popolari almeno in Arena. Un altro “segnale” è stata l’accoglienza calorosa, ma non particolarmente insistente, del celebre coro “Va pensiero” nel terzo atto; coro che in Arena è radicata consuetudine bissare. In questo caso la responsabilità potrebbe essere attribuita alla direzione d’orchestra e dell’innumerevole coro, affidato alla mano esperta di Roberto Gabbiani, di Pinchas Steimberg, che ha gestito bene gli ingressi delle masse e dei solisti senza provocare entusiasmo nel pubblico.

©EnneviFoto – Per gentile concessione della Fondazione Arena di Verona
Lo stesso pubblico che ha riservato un’accoglienza trionfale agli interpreti: a cominciare dall’Anna molto ben cantata dal soprano Daniela Cappello, la quale nel concertante finale tiene la linea acuta dell’insieme sciorinando degli ottimi Do, l’impeccabile Abdallo nella voce del tenore Carlo Bosi sempre una garanzia, il sicuro e molto presente vocalmente Sacerdote di Belo del basso Gabriele Sagona. Impegnato nella parte di Ismaele, il tenore Galeano Salas ha sfoggiato un bel timbro di voce; perfetta, per intenzioni e pregevole emissione, con attenzione alle sfumature nella preghiera dell’ultimo atto, la Fenena del mezzosoprano Francesca Di Sauro. Al basso Christian Van Horn, nel personaggio biblico di Zaccaria, manca corpo nella zona grave e gli acuti suonano piuttosto avventurosi, ma comunque ha ottenuto l’applauso di un pubblico condiscendente e, soprattutto, emozionato e grato per la presenza dei due autentici protagonisti.

©EnneviFoto – Per gentile concessione della Fondazione Arena di Verona
Si lasci cavallerescamente per ultima la dama. Lodiamo in primis la grande, immensa interpretazione del baritono mongolo Amartuvshin Enkhbat. Dopo il suo debutto a Novara nel 2018 nel ruolo dell’imperatore Nabucodonosor II (642-562 a.C.), che distrusse il tempio di Gerusalemme e ridusse in schiavitù gli ebrei, Enkhbat ha fatto passi da gigante dal punto di vista interpretativo, mantenendo sempre intatta la voce fluida, timbrata e potente, tra le più rilevanti nel panorama attuale del suo registro. Padroneggia ormai totalmente fraseggio ed accento; ha una totale autorità per volume, colore ed esposizione in un canto ispiratissimo. La preghiera del terzo atto “Dio di Giuda” si è rivelata uno dei momenti magici della serata e gli ha procurato un’ovazione interminabile.

©EnneviFoto – Per gentile concessione della Fondazione Arena di Verona
Ovazione che è esplosa già solo con l’entrata in scena della Netrebko, frasi taglienti esposte con accento terrificante: “Prode guerrier, d’amore conosci tu sol l’arme?”. Un’esultanza scatenata e quasi furiosa di “brava!” dopo il cantabile “Anch’io dischiuso un giorno” del secondo atto, effettivamente un’esecuzione magistrale per dominio delle dinamiche, eseguita con pianissimi di celestiale bellezza; applausi ripetuti dopo il meraviglioso duetto con il baritono nella terza parte e infine nell’emozionante finale. Un successo ampiamente meritato e assolutamente condivisibile: tuttavia non dovrebbe insistere in questo ruolo, dove mette a dura prova la zona grave con affondi di petto, parte minata da frequenti ed improvvisi salti di ottava, che – ricordiamo – causarono prematuramente la fine carriera di Giuseppina Strepponi, prima interprete e solo 17 anni dopo signora di Verdi.

©EnneviFoto – Per gentile concessione della Fondazione Arena di Verona
Infine, la nuova produzione di Stefano Poda, noto per le sue “fantasie” oniriche. Una messa in scena che ha poco anzi nulla a che vedere con la storia che si narra, ma che non introduce cambiamenti nella drammaturgia (cosa di cui oggi bisogna essergli grati) e non disturba la narrazione musicale con idee evasive de eversive; soprattutto affascina con movimenti del coro e dell’enorme massa di attori, ballerini e mimi, in una “Precision Dance” che ci riporta ai film di Hollywood con Ginger Roger, Fred Astaire ed Esther Williams: più di 500 persone in scena… gestirle è facile a dirsi, ma è un lavoro incredibile ai limiti dell’umano. A ciò si aggiungano macchinari impressionanti e mastodontici, effetti luminosi di grande impatto, esplosioni quasi atomiche, razzi, fumo e raggi laser; tutto ciò, alla fin fine, conquista il gusto del pubblico.

©EnneviFoto – Per gentile concessione della Fondazione Arena di Verona
Certo, allo zoccolo duro dei sostenitori incalliti del Regie-Theater tutta questa… parafernalia sembrerà pura estetica priva di contenuto nel migliore dei casi, ma bisogna pur sempre arrendersi di fronte al clamoroso successo, anche della parte visiva.
Andrea Merli


