TEATRO ALLA SCALA: Evgenij Onegin – Pëtr Il’ic Chajkovskij, 22 febbraio 2015

TEATRO ALLA SCALA: Evgenij Onegin – Pëtr Il’ic Chajkovskij, 22 febbraio 2015

Evgenij Onegin
Pëtr Il’ič Čajkovskij

Dramma lirico in tre atti e sette quadri

Libretto di Pëtr Il’ic Cajkovskij e Konstantin Shilowski


Direttore TIMUR ZANGIEV
Regia MARIO MARTONE

Personaggi e Interpreti:

  • Larina Alisa Kolosova
  • Tat’jana Aida Garifullina
  • Olga Elmina Hasan
  • Filipp’evna Julia Gertseva
  • Evgenij Onegin Alexey Markov
  • Lenskij Dmitry Korchak
  • Il principe Gremin Dmitry Ulyanov
  • Un capitano Huan Hong Li
  • Zareckij Oleg Budaratskiy
  • Triquet Yaroslav Abaimov

Scene MARGHERITA PALLI
Costumi URSULA PATZAK
Luci PASQUALE MARI
Coreografia DANIELA SCHIAVONE
Video designer ALESSANDRO PAPA


Teatro alla Scala, 22 febbraio 2015


 

photo@Brescia e Amisano

Evgenij Onegin torna con un nuovo allestimento al Teatro alla Scala. La precedente edizione, nel 2009 arrivava direttamente dal Teatro Bolshoy di Mosca nel suggestivo allestimento aggiornato all’epoca comunista, l’ultimo atto in tempi di “glasnost”, firmato da Dimitri Tcherniakov in uno dei suoi allestimenti più riusciti.

photo@Brescia e Amisano


Il regista è ora Mario Martone, la scenografia di Margherita Palli, i costumi di Ursula Patzak, le luci di Pasquale Mari, i video di Alessandro Papa e le coreografie di Daniela Schiavone. Il risultato è deludente, quanto di più lontano dalla Russia contadina e borghese all’inizio, nobile alla fine, per non parlare della poetica di Puskin, la cui opera ha ispirato il libretto e, soprattutto, la musica. La “casa” dei Larin si riduce a una piccola casupola in mezzo a un campo di grano; una sorta di ripostiglio per gli atrezzi che crolla e brucia insieme ai libri che Tatiana dovrebbe aver letto nella sua innocente adolescenza, alla fine del secondo atto, quando Onegin e Lensky si sfidano a duello. Il terzo atto si riduce a un sipario rosso dietro il quale si intravedono figure che ballano la “polonaise” e il “galop”, sagome… tenendo conto che la Scala ha un corpo di ballo stabile; i costumi sono aggiornati (Olga in jeans con scarpe dal tacco alto, non si può guardare!) e volgarizzati in abiti che potrebbero benissimo provenire da un mercatino delle pulci. Infine, le coreografie dei primi due atti: potrebbero essere mutuate da musical, Oklahoma! O piuttosto West Side Story.

photo@Brescia e Amisano


Anche la parte musicale, pur con la sempre magistrale orchestra del Teatro alla Scala e il non meno eccezionale coro, come sempre diretto con mano sicura da Alberto Malazzi, non ha lasciato un segno memorabile. La bacchetta di Timur Zanglev è priva di personalità, a volte debole e senz’anima, altre volte predilige il forte, ma senza lo slancio e l’energia necessari. Il cast trova nel baritono Alexey Markov un interprete credibile, con una voce potente e ben timbrata. Gli manca l’eleganza, l’“allure” come direbbero i francesi, di Onegin per essere il “dandy” snob e disilluso della vita, apparendo meglio nella disperazione del terzo atto con toni veristici. Bene, anzi benissimo il Lensky di Dimitri Korchak, giustamente acclamato dopo la sua bella aria nel secondo atto, ben sfumato nelle affascinanti melodie, ottimo fraseggiatore, provvisto pure di grinta e “squillo” nel drammatico concertato che chiude il secondo atto. Inadeguato Gremin il basso Dimitry Ulyanov, dalla voce catramosa e di scarsa intonazione, troppo manierato Triquet del tenore Yaroslav Abaimov; le altre voci maschili sono parse adeguate.

photo@Brescia e Amisano

In ottima forma i tre mezzosoprani, Alisa Kolousova, Larina, Julia Gertseva, Filipievna ed Elmina Hasan, Olga, sono stati molto convincenti, sia vocalmente, con voce molto ben proiettata, sia scenicamente. Un capitolo a parte per il soprano Aida Garifullina, Tatiana. Non necessariamente censurabile nella parte vocale, anche se gli acuti suonano un po’ sforzati, ma fuori repertorio in un ruolo che richiede un soprano decisamente lirico, essendo insufficiente nella zona medio-bassa e scarsamente convincente in termini espressivi. Annoiare il pubblico nella meravigliosa scena della lettera è quasi un crimine, sia per il soprano che per il direttore.

photo@Brescia e Amisano


Ciononostante, il pubblico della seconda rappresentazione ha decretato il grande successo dell’intera compagnia.

Andrea Merli

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